DAL 2018 BASTERA’ LA LAUREA PER FARE IL CONCORSO

DAL 2018 BASTERA’ LA LAUREA PER FARE IL CONCORSO

È stato approvato nei giorni scorsi sulle nuove modalità di reclutamento del personale docente nella scuola secondaria di primo e secondo grado. Il 7 Aprile infatti il consiglio dei ministri ha approvato definitivamente il nuovo sistema selettivo che cambierà radicalmente l’attuale modello concorsuale.

I concorsi dice il MIUR in una nota, avranno cadenza biennale, il prossimo è previsto per il 2018. Il nuovo concorso si svolgerà con 2 prove scritte ( 3 per il sostegno) ed una orale. Passandolo si proseguirà con un periodo di formazione della durata di tre anni (TIF), dove sono previste anche delle supplenze nell’ultimo anno di tirocinio formativo. La retribuzione andrà crescendo partendo dal primo anno di formazione fino all’ultimo dei tre anni previsti. Al termine i candidati saranno valutati, se la valutazione sarà positiva saranno immessi in ruolo con un contratto a tempo indeterminato come docenti.

Ainef si sofferma e commenta uno dei punti ritenuti di maggior interesse, quello che permetterà a tutti i laureati, a prescindere dalla facoltà scelta, di poter partecipare ai concorsi pubblici, solo ad una condizione, che abbiano raggiunto 24 crediti universitari in settori formativi  psico-antropo-pedagogici o nelle metodologie didattiche.

Il sindacato, apprezza molto il fatto che sia stata presa la decisione di aprire la selezione pubblica a tutti coloro che hanno finito il percorso accademico. E chiede nello stesso tempo il perché il governo e chi gestisce l’istruzione pubblica, non abbiano concesso l’accesso alle medesime prove, in occasione dell’ultimo concorso introdotto con la legge 107/2015. Il motivo resta ancora nascosto, per un concorso che si prefissava come “innovativo”, ma che invece ha sbarrato la porta ai laureati. Il MIUR ha difeso fortemente la decisione presa, anche in tribunale che ancora si deve esprimere sulla diatriba giudiziaria creatasi.  Infatti la questione è perché nel 2012 la laurea era considerata valida e nel 2016 no ed ora ridiventa valida nel 2018?

Il presidente dell’ Ainef e segretario confederale Cisla Marcello Pacifico, ha commentato così :

chi fa le leggi sulla scuola si sta dimostrando sempre più incoerente e privo di logica. La laurea, fino a prova contraria, non può ‘scadere’ come se fosse un alimento. È un titolo di studio che ha valore legale, anche se qualcuno vorrebbe far venire meno questa preziosa peculiarità, avendo tentato di smontarne la portata anche in occasione delle audizioni tenute nelle scorse settimane proprio sulle leggi delega della Buona Scuola. Per questo motivo, il titolo della laurea non può essere sospeso ad tempus: o è valido oppure non è valido. E siccome lo è, il Miur ammetta l’errore fatto con il veto inserito nel bando pubblicato nel febbraio dello scorso anno”.

Per una volta – continua Pacifico – l’amministrazione scolastica ci stupisca, con una lezione di onestà intellettuale: riapra il concorso a cattedre 2016, dando la possibilità di parteciparvi anche ai quei laureati che ha ingiustamente escluso. Non può la stessa maggioranza di Governo comportarsi in questo modo, rasentando la schizofrenia. In ballo, ci sono tanti giovani che vogliono fare l’insegnante, che hanno studiato per farlo e non meritano questo trattamento ambivalente. Si sani l’errore e si chiuda la questione una volta per tutte. Si tratterebbe di una decisione saggia, di cui gli sarebbero grati anche gli studenti, che oggi si ritrovano davanti il corpo docente più vecchio dell’area Ocse. Largo ai giovani, largo al buon senso”.